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| Manifesto di Maria Papaefstathiou |
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venerdì 6 dicembre 2013
giovedì 18 ottobre 2012
Attiviamoci !
Durante il convegno che si è tenuto il
20 Settembre 2012 a Collegno nell’ambito di “Filo lungo Filo un nodo si
farà” si è molto parlato della situazione dell'insegnamento della tessitura nelle scuole italiane.
E' emerso che le esperienze positive nascono quasi esclusiamente dalla buona volontà e dalla tenacia dei singoli, che però si scontrano con la riduzione delle oere di lezione dedicate alle materie tessili e con la mancanza di fondi. Così tutta una catena di esperienza e di sapere rischia di interrompersi...
E' emerso che le esperienze positive nascono quasi esclusiamente dalla buona volontà e dalla tenacia dei singoli, che però si scontrano con la riduzione delle oere di lezione dedicate alle materie tessili e con la mancanza di fondi. Così tutta una catena di esperienza e di sapere rischia di interrompersi...
Perciò il Coordinamento Tessitori e l’Associazione Amici
della Scuola Leumann hanno proposto un appello in difesa della cultura tessile e del suo insegnamento nella scuola pubblica.
Lo potete sottoscrivere e far sottoscrivere ai vostri amici al seguente link:
http://www.firmiamo.it/per-la-cultura-tessile
http://www.firmiamo.it/per-la-cultura-tessile
giovedì 11 ottobre 2012
Khiva, Uzbekistan
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| Minareto Kalta Minor, Khiva |
La città di Khiva, in Uzbekistan, si trovava sull'antica via della seta, anche se oggi nei dintorni si coltiva soprattutto il cotone.
Il bellissimo centro antico, Itchan Kala, è stato dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco.
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| Minareto Islom Hoja, Khiva |
Le decorazioni di alcune costruzioni sono un invito a copiarne i disegni per nuovi tessuti. I colori, soprattutto al tramonto, quando la città è silenziosa e splendente, sono una incantevole armonia di bianco, blu, turchese, mischiati al colore caldo dei mattoni.
Le persone sono sorridenti e disponibili. Questa bellissima ragazza stava lavorando ad un paio di babbucce fatte a maglia quando le ho chiesto di poterle fare una foto: lei si è sistemata i capelli e lo scialle per essere ancora più carina.
Le babbucce si intravedono soltanto, ma le stava lavorando in lana con 5 ferri, alternando i punti in bianco e in blu per ottenere un disegno tradizionale che ricopre tutta la scarpetta.
In una stradina secondaria, una signora stava aprendo delle grosse balle di cotone. In questo periodo è in pieno svolgimento la raccolta del cotone: in tutto l'Uzbekistan campi immensi sono coperti di fiocchi bianchi e popolati di persone che raccolgono i batuffoli ad uno ad uno: un monito a ricordarmi di quanto lavoro c'è dietro agli indumenti che indosso ogni giorno..
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I visited the old town of Khiva, in Uzbekistan. Khiva was situated on the ancient Silk Road and is in the Unesco World Heritage list.
Khiva is wonderful, and the inhabitants are very friendly and industrious.
The maiolica decorations look like handwoven designs and are very inspiring!
lunedì 28 febbraio 2011
Confusione... creativa (?) - Creative (?).. confusion
La situazione è un po' questa: sono disordinata cronica, e ormai non me ne preoccupo neppure più.Nel lavoro, incredibilmente, sono capace di procedere con grande ordine e razionalità e non sopporto le situazioni confuse e inutilmente complicate.
Nelle cose più o meno creative che faccio per mio piacere, ondeggio tra furore ossessivo (non riesco a pensare ad altro) e lunghi ed inspiegabili periodi di inattività.
Ecco, sono un una fase dell'ultimo tipo.
Per fortuna non mi sento in colpa.
Almeno per ora.
giovedì 7 ottobre 2010
Vita da sciarpa
C'erano lavori bellissimi da ammirare e tecniche da "rubare" con gli occhi, materiali da toccare, persone con cui scambiare esperienze piccole e grandi.
Poi, per me, c'è stato un avvenimento sperato, ma sorprendente: a Leumann ho venduto la mia prima sciarpa.
Non è certo il primo lavoro da cui mi separo: ce ne sono diversi in giro, regalati a parenti ed amici. Ma questa è un'altra cosa. E un'altra emozione.
Non c'è l'affetto della mamma o di un'amica che ti dicono "è bellissimo, grazie" e neppure l'orgoglio di mio padre che d'inverno gira con la sciarpa a cui non ha mai tolto la targhetta dove avevo scritto (quasi per scherzo) "fatta a mano", per poter dire a tutti che quella sciarpa lì, eh sì, l'ha proprio fatta sua figlia...
C'è qualcosa di profondamente diverso, in una cosa venduta ad un estraneo.
Quando qualcuno si ferma a guardare il tuo lavoro, tocca, prova, chiede informazioni, non lo fa per compiacerti, ma perchè qualcosa lo ha incuriosito, o gli è piaciuto. E già ti senti gratificata così, è un complimento senza parole. Poi qualcuno usa un po' di denaro - che potrebbe utilizzare in mille altri modi - per acquistare proprio quella sciarpa fatta da te; e lo fa perchè la vuole per sè, perchè gli è sembrata la più bella, la più morbida, la più adatta. Ne ha viste tante, ma sceglie proprio quella.
Quella sciarpa, che conoscevo così bene fin da quando era solo un gomitolo, ora se ne andrà a spasso per Torino e chissà dove ancora. Una mano la prenderà al volo prima di uscire di casa e sarà attorcigliata, annodata, drappeggiata... su una giacca o su un cappotto?, resterà in attesa su un attaccapanni, cadrà in terra, sarà lavata con cura, sarà affidata al guardaroba del teatro o infilata a forza nella borsa. Riparerà dal primo raffreddore di stagione, sarà dimenticata e poi ritrovata. Profumerà come chi la porta e d'inverno prenderà l'odore fragrante del caminetto; qualche frangia rimarrà chiusa nello sportello, un filo si impiglierà ad un bottone, una macchiolina ricorderà il buon caffè preso con un'amica...
Vivrà la sua vita, al collo della persona gentile che mi ha fatto il grande regalo di scegliere proprio lei.
lunedì 7 giugno 2010
Costi & prezzi
Nel blog di Eva Basile si trovano alcune interessanti considerazioni sul lavoro artigianale fatto in "serie", cioè in quantità consistenti, e sulla possibilità (e l'opportunità o meno) di venderlo ad un prezzo accettabile sia per chi lo esegue che per chi lo acquista.
Il valore del lavoro artigianale è un argomento dalle mille facce, e probabilmente non esiste un unico modo "giusto" per dare un "prezzo" ai propri lavori, ma sicuramente le osservazioni di Eva Basile possono stimolare ulteriori riflessioni.
Il valore di quello che facciamo sicuramente non si misura con un controvalore in denaro: per quanto mi riguarda, mi sento già pagata (meglio: appagata) mentre vedo nascere qualcosa dalle mie mani, piccolo o grande, bello o brutto che sia. Mentre lavoro, so già di aver guadagnato qualcosa imparando da quello che sto facendo.
Però è anche vero che riuscire a vendere qualcuno dei propri lavori è un modo per rendere fruttuoso il proprio imparare, o un mezzo per avere la possibilità di continuare ad investire in tempo e materiali per potersi ancora dedicare alla propria passione...
Ed è inoltre vero che (purtroppo) spesso le persone giudicano il valore delle cose fondandosi sul loro prezzo: se costa tanto, vale tanto; se costa poco, è una cosa di poco valore... è un ragionamento che viene applicato un po' ovunque, anche laddove non ha proprio senso (quante volte, davanti ad opere d'arte meravigliose - non fatte da me, ovviamente, ma da Monet, Caravaggio, Van Gogh... lavoro nei musei! -, mi sono sentita chiedere "quanto potrebbe costare?", come se davvero l'unico mezzo per capirne l'importanza fosse dargli un prezzo monetario! mi arrabbio, certo, ma soprattutto mi fa una gran tristezza)
Non tanto come tessitrice, ma come lavoratrice in generale, sto faticosamente imparando a non accettare lavoro da chi cerca di svalutarlo al di sotto del limite della decenza, con due motivazioni fondamentali:
- vuol dire che pensi che il mio lavoro valga proprio poco; se vale poco, evidentemente chiunque è in grado di farlo, e allora fallo da te;
- se chiedi un ribasso eccessivo, vuol dire che non ti dispiacerebbe averlo gratis; ma se devo regalare il mio lavoro, lo regalo a chi voglio io!
Paradossalmente, preferisco lavorare gratis piuttosto che essere ricompensata in maniera inadeguata: la persona che riceve qualcosa gratis rimane comunque in qualche modo debitrice, mentre chi la paga (anche scandalosamente poco) pensa di aver risolto l'affare ed essere a posto.
Non vorrei sembrare stupidamente spocchiosa, anche perchè di lavori gratis e di lavori con fregatura me ne sono capitati diversi e ne capitano ancora.
Penso però che il rispetto di se stessi e del proprio lavoro, visto come vanno le cose, passi anche attraverso il valore che ci diamo, mettendo in equilibrio una giusta dose di umiltà e una giusta dose di autostima, senza eccedere nell'una e nell'altra... (e non è per niente facile!)
Il valore del lavoro artigianale è un argomento dalle mille facce, e probabilmente non esiste un unico modo "giusto" per dare un "prezzo" ai propri lavori, ma sicuramente le osservazioni di Eva Basile possono stimolare ulteriori riflessioni.
Il valore di quello che facciamo sicuramente non si misura con un controvalore in denaro: per quanto mi riguarda, mi sento già pagata (meglio: appagata) mentre vedo nascere qualcosa dalle mie mani, piccolo o grande, bello o brutto che sia. Mentre lavoro, so già di aver guadagnato qualcosa imparando da quello che sto facendo.
Però è anche vero che riuscire a vendere qualcuno dei propri lavori è un modo per rendere fruttuoso il proprio imparare, o un mezzo per avere la possibilità di continuare ad investire in tempo e materiali per potersi ancora dedicare alla propria passione...
Ed è inoltre vero che (purtroppo) spesso le persone giudicano il valore delle cose fondandosi sul loro prezzo: se costa tanto, vale tanto; se costa poco, è una cosa di poco valore... è un ragionamento che viene applicato un po' ovunque, anche laddove non ha proprio senso (quante volte, davanti ad opere d'arte meravigliose - non fatte da me, ovviamente, ma da Monet, Caravaggio, Van Gogh... lavoro nei musei! -, mi sono sentita chiedere "quanto potrebbe costare?", come se davvero l'unico mezzo per capirne l'importanza fosse dargli un prezzo monetario! mi arrabbio, certo, ma soprattutto mi fa una gran tristezza)
Non tanto come tessitrice, ma come lavoratrice in generale, sto faticosamente imparando a non accettare lavoro da chi cerca di svalutarlo al di sotto del limite della decenza, con due motivazioni fondamentali:
- vuol dire che pensi che il mio lavoro valga proprio poco; se vale poco, evidentemente chiunque è in grado di farlo, e allora fallo da te;
- se chiedi un ribasso eccessivo, vuol dire che non ti dispiacerebbe averlo gratis; ma se devo regalare il mio lavoro, lo regalo a chi voglio io!
Paradossalmente, preferisco lavorare gratis piuttosto che essere ricompensata in maniera inadeguata: la persona che riceve qualcosa gratis rimane comunque in qualche modo debitrice, mentre chi la paga (anche scandalosamente poco) pensa di aver risolto l'affare ed essere a posto.
Non vorrei sembrare stupidamente spocchiosa, anche perchè di lavori gratis e di lavori con fregatura me ne sono capitati diversi e ne capitano ancora.
Penso però che il rispetto di se stessi e del proprio lavoro, visto come vanno le cose, passi anche attraverso il valore che ci diamo, mettendo in equilibrio una giusta dose di umiltà e una giusta dose di autostima, senza eccedere nell'una e nell'altra... (e non è per niente facile!)
venerdì 7 maggio 2010
Il prezzo "giusto"
Dare un prezzo alle cose fatte con le proprie mani non è affatto facile. Entrano in gioco tanti fattori, dal costo dei materiali al valore del proprio lavoro e del proprio tempo. Siccome anche la stima che si ha di sè ha un suo ruolo, e spesso si rischia di svalutare capacità e risultati, un suggerimento sempre valido resta quello di consultarsi con qualche amico/a fidato.
Molto utile è un giretto in mercatini e fiere, oppure sul web (ad esempio su etsy.com, dove si vendono oggetti fatti mano) per vedere i prezzi degli altri e avere una base di partenza. Poi si deve valutare il motivo per cui si vende: si può decidere di vendere le proprie "opere" semplicemente per vedere se altri le apprezzano, o per ricavarne qualche utile da reinvestire in materiali, o per fare del proprio passatempo un lavoro "vero"... e per mille altri motivi!
Faccio qualche riflessione sparsa che vuol essere solo una condivisione di idee o uno spunto di discussione
Un prezzo troppo alto è controproducente (e si capisce bene perché), ma anche un prezzo basso ha delle conseguenze importanti per noi e per gli altri:
- in un mondo in cui tutto oramai si valuta in base al suo prezzo, una cosa che costa poco viene valutata come una cosa che vale poco; credo, invece, che abbiamo il dovere di far capire alle persone quanto vale il lavoro delle nostre mani e della nostra testa
- non esistono due oggetti uguali, se sono fatti a mano; anche l'unicità ha un valore (e anche quel piccolo difetto - di cui normalmente ci accorgiamo solo noi - è un segno dell'unicità di ciò che abbiamo creato)
- chi acquista un prodotto fatto a mano non vuole fare "un affare", ma vuole una cosa di qualità: teniamone conto quando facciamo il prezzo e soprattutto quando scegliamo le cose da mettere in vendita
- proporre prezzi stracciati mette in difficoltà gli altri artigiani che producono cose simili per guadagnarsi da vivere: i compratori impiegano un millisecondo a pensare che i prezzi più alti sono un furto, mentre noi sappiamo bene quanta fatica c'è dietro ogni cosa; se proprio vogliamo toglierci dai piedi quel pezzo mettendolo in vendita a poco, segnaliamo chiaramente che non è quello il suo reale valore!
- vendere le proprie creazioni è un'occasione ottima per far conoscere alle persone come nasce un oggetto e quanta passione ci mettiamo: approfittiamone per scambiare due chiacchiere e spiegare qualcosa sulla tecnica, i materiali, l'idea, l'uso che se ne può fare... non tanto per vendere, quanto per avvicinare le persone al nostro mondo
Nel calcolo del prezzo vanno tenuti in conto i seguenti parametri:
- il costo dei materiali: va calcolato il costo normale; non importa se ci è capitata l'occasione di acquistarli in offerta o in saldo; poichè può capitare di ricevere commissioni per oggetti simili a quelli già realizzati, dobbiamo essere sicuri di poterli rifare allo stesso prezzo; è bene tenere presenti anche i costi accessori: luce, ricambio e manutenzione degli strumenti di lavoro, costo di etichette, imballaggi ecc.
- il costo del lavoro: è bene stabilire un costo orario per il proprio lavoro che comprenda tutte le fasi, dalla progettazione alla rifinitura; teniamo come riferimento il costo orario di un lavoro medio-basso, e moltiplichiamolo per le ore necessarie a completare il lavoro; ho visto alcuni tessitori segnalare sull'etichetta le ore di lavoro impiegate: mi sembra un'idea interessante, anche per far capire quanto impegno ci vuole!
- il costo dello spazio-vendita: anche il costo dell'affitto del proprio posto al mercatino va calcolato.
Per regolarsi, chiedersi se si sarebbe disposti ad acquistare quell'oggetto a quel prezzo e se si sarebbe disposti a rifare quell'oggetto per lo stesso prezzo. Se la risposta è "no", è meglio non metterlo in vendita o cambiare qualcosa (ad esempio, studiare un modo per fare la stessa cosa in maniera più veloce o più semplice). Inoltre il parere di qualche persona affidabile è sempre un buon aiuto.
Mettere sugli oggetti il cartellino con il prezzo e alcune informazioni di base (tecnica, materiali, istruzioni per il lavaggio, ecc.)
Tenere d'occhio le reazioni dei potenziali compratori e fare un bilancio a fine giornata aiuterà a fare scelte più mirate alla prossima occasione!
Qualche buona idea e riflessione per approfodire il tema, in particolare per gli oggetti tessuti a mano, si trova infine qui (in inglese).
Molto utile è un giretto in mercatini e fiere, oppure sul web (ad esempio su etsy.com, dove si vendono oggetti fatti mano) per vedere i prezzi degli altri e avere una base di partenza. Poi si deve valutare il motivo per cui si vende: si può decidere di vendere le proprie "opere" semplicemente per vedere se altri le apprezzano, o per ricavarne qualche utile da reinvestire in materiali, o per fare del proprio passatempo un lavoro "vero"... e per mille altri motivi!
Faccio qualche riflessione sparsa che vuol essere solo una condivisione di idee o uno spunto di discussione
Un prezzo troppo alto è controproducente (e si capisce bene perché), ma anche un prezzo basso ha delle conseguenze importanti per noi e per gli altri:
- in un mondo in cui tutto oramai si valuta in base al suo prezzo, una cosa che costa poco viene valutata come una cosa che vale poco; credo, invece, che abbiamo il dovere di far capire alle persone quanto vale il lavoro delle nostre mani e della nostra testa
- non esistono due oggetti uguali, se sono fatti a mano; anche l'unicità ha un valore (e anche quel piccolo difetto - di cui normalmente ci accorgiamo solo noi - è un segno dell'unicità di ciò che abbiamo creato)
- chi acquista un prodotto fatto a mano non vuole fare "un affare", ma vuole una cosa di qualità: teniamone conto quando facciamo il prezzo e soprattutto quando scegliamo le cose da mettere in vendita
- proporre prezzi stracciati mette in difficoltà gli altri artigiani che producono cose simili per guadagnarsi da vivere: i compratori impiegano un millisecondo a pensare che i prezzi più alti sono un furto, mentre noi sappiamo bene quanta fatica c'è dietro ogni cosa; se proprio vogliamo toglierci dai piedi quel pezzo mettendolo in vendita a poco, segnaliamo chiaramente che non è quello il suo reale valore!
- vendere le proprie creazioni è un'occasione ottima per far conoscere alle persone come nasce un oggetto e quanta passione ci mettiamo: approfittiamone per scambiare due chiacchiere e spiegare qualcosa sulla tecnica, i materiali, l'idea, l'uso che se ne può fare... non tanto per vendere, quanto per avvicinare le persone al nostro mondo
Nel calcolo del prezzo vanno tenuti in conto i seguenti parametri:
- il costo dei materiali: va calcolato il costo normale; non importa se ci è capitata l'occasione di acquistarli in offerta o in saldo; poichè può capitare di ricevere commissioni per oggetti simili a quelli già realizzati, dobbiamo essere sicuri di poterli rifare allo stesso prezzo; è bene tenere presenti anche i costi accessori: luce, ricambio e manutenzione degli strumenti di lavoro, costo di etichette, imballaggi ecc.
- il costo del lavoro: è bene stabilire un costo orario per il proprio lavoro che comprenda tutte le fasi, dalla progettazione alla rifinitura; teniamo come riferimento il costo orario di un lavoro medio-basso, e moltiplichiamolo per le ore necessarie a completare il lavoro; ho visto alcuni tessitori segnalare sull'etichetta le ore di lavoro impiegate: mi sembra un'idea interessante, anche per far capire quanto impegno ci vuole!
- il costo dello spazio-vendita: anche il costo dell'affitto del proprio posto al mercatino va calcolato.
Per regolarsi, chiedersi se si sarebbe disposti ad acquistare quell'oggetto a quel prezzo e se si sarebbe disposti a rifare quell'oggetto per lo stesso prezzo. Se la risposta è "no", è meglio non metterlo in vendita o cambiare qualcosa (ad esempio, studiare un modo per fare la stessa cosa in maniera più veloce o più semplice). Inoltre il parere di qualche persona affidabile è sempre un buon aiuto.
Mettere sugli oggetti il cartellino con il prezzo e alcune informazioni di base (tecnica, materiali, istruzioni per il lavaggio, ecc.)
Tenere d'occhio le reazioni dei potenziali compratori e fare un bilancio a fine giornata aiuterà a fare scelte più mirate alla prossima occasione!
Qualche buona idea e riflessione per approfodire il tema, in particolare per gli oggetti tessuti a mano, si trova infine qui (in inglese).
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