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lunedì 9 ottobre 2017

Ecoprint


Ieri ho trascorso una bella giornata in Umbria, ospite di Silvia Argenti, bravissima artista del feltro e della tintura, insieme ad altre artigiane tessili (Konny, Letizia, Celeste, Livia e Iliana), per imparare i primi passi dell'Ecoprinting.
L'ecoprint consiste nel tingere i tessuti utilizzando elementi naturali come foglie, fiori, bacche... quale stagione migliore dell'autunno per sperimentare?
Si possono usare tanti tipi di piante, ma ognuna dà effetti diversi, che cambiano anche a seconda di come il tessuto viene trattato.
Il risultato è sempre sorprendente, ed aprire le stoffe dopo la "cottura" è una vera magia!
Grazie di cuore alle "ragazze" che hanno condiviso questa splendida giornata di esperimenti e allegria!

giovedì 11 febbraio 2016

Tintura al tino blu

Alcune immagini dal laboratorio fatto presso l'Associazione Elda Salice di Milano lo scorso 30 gennaio con il Coordinamento Tessitori. Il tema era la tecnica del rappezzo giapponese chiamata "boro" e la tintura al tino con il guado e l'indaco.
Questo tipo di tintura si ottiene grazie ad un processo di ossidazione, per cui la stoffa appena immersa nel liquido colorante appare verde, ma poi, esposta all'aria, diventa progressivamente sempre più blu. Una vera magia!
Piccoli campioni tessuti da me. Si vede come la tintura attecchisca in maniera diversa secondo il materiale.
Da destra a sinistra (ordito sempre in cotone, cambia il materiale della trama):
- lana naturale e cotone, con tintura indaco
- cotone con inserti in lana e seta bourette con tintura di guado (scarica)
- seta bourette con tintura indaco
- lino-cotone color ecrù con tintura di guado (scarica)
Altri campioni di materiali diversi (feltro, cotone, juta, seta).

Per conoscere meglio il procedimento della tintura con il guado, dalla coltivazione della pianta alla preprazione del tino, si può esplòorare questo sito ricchissimo di informazioni (in inglese):

martedì 9 febbraio 2016

Guado


Il guado è una pianta tintoria (Isatis tinctoria L.) dalla quale si ottiene il colore blu.
Usata fin da tempi remoti per tingere i tessuti, era conosciuta in tutta Europa, ma raggiunse la massima diffusione nel Medioevo, quando la sua coltivazione fu praticata soprattutto in Francia e in diverse regioni italiane. Il colore intenso era ricercatissimo, favorendo il prosperare delle comunità che si dedicavano alla coltivazione della pianta e al suo uso tintorio. L'arrivo dell'Indaco indiano, intorno al XVII secolo, causò progressivamente il declino dell'uso del guado.
La pianta è una erbacea biennale. Al primo anno produce rosette di foglie ricche di indigotina, che si raccolgono più volte l'anno in primavera-estate. Al secondo anno la pianta fiorisce con piccoli fiori gialli e produce i semi, poi muore.
Le foglie vengono utilizzate per l’estrazione dell’indaco. Attraverso processi di macerazione e fermentazione in acqua, si ottiene una colorazione gialla verdastra; la soluzione, agitata ed ossidata, fa precipitare i fiocchi d’indaco (indigotina) di colore blu.
Si ottiene una colorazione molto solida ed insolubile in acqua, utilizzata principalmente in campo tessile per colorare lana, seta, cotone, lino, ecc., ma se può essere anche usata per ottenere acquerelli e colori per belle arti. Il colore resiste bene alla luce, ma meno allo sfregamento.
Per saperne di più sulla pianta e le sue proprietà:
- un articolo su Isatis Tinctoria tra storia e botanica (in italiano)
- un post con informazioni e curiosità sul guado (in italiano)

mercoledì 15 gennaio 2014

Eco printing

Immagine di lanahandmade.blogspot.it

Quest'anno a Filo lungo filo ho visto diversi lavori, spesso molto belli, realizzati con la tecnica dell'eco-printing. Autrici di bellissimi lavori con questa tecnica sono le ragazze di Rosso di Robbia, un'associazione di Igea Marina che si dedica alla tintura naturale; trovate alcune immagini di eco-print in questo post con erbari... dipinti dalla natura! (e dalla loro grande capacità e sensibilità di artiste-artigiane!)
Questa tecnica rientra nelle forme della tintura naturale, poichè di fatto si decorano tessuti, feltro o anche capi già confezionati, utilizzando foglie, bacche, cortecce, ecc.
Alla fine rimane l'impronta dei materiali naturali che sono stati utilizzati, con una tavolozza di colori incredibile; prevalgono ovviamente tutte le gradazioni di giallo, arancio e marrone, ma si possono ottenere anche verdi, bruni, rossi e qualche azzurro, a seconda dei materiali usati.
La tecnica dell'eco-printing ha fatto la sua comparsa negli anni '90, e ne viene attribuita l'invenzione all'artista tessile australiana India Flint, che si è dedicata con passione alla tintura naturale.
Con un procedimento molto simile si può colorare anche la carta.

Qualche link per saperne di più:
- i post di Rosso di Robbia sull'eco-print (in italiano)
- un articolo su HandEye Magazine con breve spiegazione
- un altro articolo su HandEye Magazine  sulla storia e l'eperienza di India Flint
- un articolo con la spiegazione del procedimento su St LawrenceUniversity
- un post molto interessante sulla tecnica dell'eco-printing con una lunga lista di piante utilizzabili e relativi colori (tutto il blog ha immagini e spunti interessanti)
- il blog di India Flint con molte immagini di suoi lavori
- il sito di India Flint

domenica 28 aprile 2013

Batik, patrimonio dell'Umanità


L'UNESCO ha inserito la tecnica del batik indonesiano tra i tesori immateriali da salvare.
Su YouTube potete vedere un interessante video che presenta la tecnica e ne illustra il valore.

domenica 24 luglio 2011

Sciarpa turchese : una metamorfosi - Metamorphosis

All'inizio era una matassa di seta di colore bianco.
L'ho tessuta usando come trama della seta bourette più sottile, di colore giallo senape.
L'interazione tra i due colori non mi piaceva: l'effetto era un po' smorto, troppo somigliante ad un sacco per le cipolle...
Poi, un'idea: e se provassi a tingere la sciarpa?
Un bel tuffo nel blu fiordaliso...
... e dai vapori del pentolone emerge la sciarpa "nuova": il bianco grezzo è diventato un bel turchese e il giallo senape un verde militare. Due colori che forse non avrei mai abbinato, ma che invece stanno bene insieme e che, venendo dallo stesso "bagno" si armonizzano delicatamente.
Insomma, una storia a lieto fine!
Tempo fa, avevo letto questo articolo su Weavezine, che suggeriva di tingere i filati che hanno colori che non ci piacciono o che sembrano disarmonici, così da poterli usare insieme in un progetto. Ovviamente, occhio alla composizione dei filati!


Little story of a scarf: I found a skein of silk and wove it in a scarf, using some dark yellow silk as weft.
The scarf seemed too dull and looked like an old sack, so I tried to overdye it using a blue dye. I like the "new" tourquoise and military green scarf!
In Weavezine you can find this inspiring article about overdyeing.

venerdì 23 luglio 2010

Colori e tintura naturale

Durante la Fiera delle Ciliegie a Lanusei (Ogliastra, Sardegna) ho avuto la possibilità di assistere ad una dimostrazione di tintura naturale. I colori erano ottenuti con le erbe locali, spesso considerate infestanti e quindi non coltivate appositamente, ma raccolte nelle campagne.
Mi hanno spiegato che, salvo che per il mallo di noce e le galle di quercia (che non necessitano di alcuna preparazione preliminare), il procedimento è praticamente lo stesso per tutti i colori.
Le tinture naturali funzionano solo sui tessuti di origine vegetale (lino, cotone) o animale (lana, seta).
Si può tingere direttamente il tessuto, oppure il filato avvolto in matasse legate in maniera morbida.
Dapprima si prepara il filato o il tessuto con una mordenzatura: la lana viene bollita per circa un'ora in una soluzione di allume, poi la matassa viene lasciata raffreddare e messa ad asciugare. Questa operazione serve a preparare le fibre ad accogliere il colore, che così si fisserà in maniera permanente dopo la tintura.
Il bagno di tintura vero e proprio consiste nella bollitura (almeno un'ora, ma a seconda dell'intensità desiderata si può prolungare) della lana o del tessuto nell'acqua in cui sono state messe a cuocere le piante tintorie nella proporzione di 2:1 (2 etti di pianta verde per ogni etto di lana). Tempi e quantità si possono variare a seconda dell'effetto finale desiderato. Una volta raffreddato il bagno di colore, la matassa o la stoffa si sciacqua a lungo, finché l'acqua del risciacquo non rimane limpida. Poi si mette ad asciugare all'ombra.
Lo stesso bagno di colore si può riutilizzare per la tintura di altra lana o tessuto, ottenendo una tonalità più chiara. Oppure si possono aggiungere al bagno solfato di rame o solfato ferroso, che "sviluppano" il colore, rendendo più vivaci i verdi e più intensi i neri e i grigi.
Come si vede dalle foto, i colori che si possono ottenere sono moltissimi e le sfumature praticamente infinite. I tintori si divertono a sperimentare nuove piante ed è molto interessante sia il recupero di un sapere antico e tradizionale, sia la possibilità di trovare usi nuovi per vegetali considerati spesso "erbacce".
Il rosso si ottiene dalla robbia, mentre i tintori ogliastrini che ho incontrato hanno preferito escludere dalla loro ricerca cromatica il blu, che si può ottenere con la pianta del guado, che però non cresce nella zona e si dovrebbe perciò "importare" dall'Italia centrale.
Nell'esperienza-laboratorio delle scuole di Bolotana si trovano interessanti informazioni sulla tintura naturale in Sardegna (in italiano).